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23 Giugno 2008

Trama:
Una famiglia con problemi economici si trasferisce in una fattoria acquistata con i loro ultimi risparmi.
Ma a loro insaputa il luogo è stato teatro di un’efferata strage.
La vita per i primi mesi scorre tranquilla, Denise e Jess, madre e figlia si cercano tra litigi e incomprensioni.
Roy, il capofamiglia, affronta le quotidiane problematiche della vita agreste, mentre il piccolo Ben, vittima di un trauma che gli impedisce di parlare, ha nuovi e invisibili compagni di gioco.
Col passare del tempo inquietanti presenze si manifestano in un crescendo di visioni sempre più terrificanti.
Recensione:
L’horror orientale sta vivendo un momento estremamente prolifico dal punto di vista creativo e distributivo.
Oltre alle produzioni che affollano il circuito home-video, Hollywood sta saccheggiando tutti quei titoli che ormai, tra gli appassionati, sono considerati dei veri e propri cult.
The grudge, Pulse, The eye sono solo alcuni esempi di remake, più o meno riusciti, che cercano di trasformare ad uso e consumo di un pubblico il più possibile variegato, contenuti che alcune volte potrebbero apparire astrusi o culturalmente lontani.
Oltre ai soggetti, anche i registi vengono reclutati per realizzare titoli originali per le majors americane.
E’ questo il caso dei fratelli Pang e di questa Ghost-story dall’impianto classico.
Il tema della casa infestata è stata per decenni ed è tuttora terreno fertile per interi filoni.
Sam Raimi, qui produttore con la sua Ghost-house pictures, né sa qualcosa, basta ricordare la trilogia de “La casa” che lo ha reso famoso tra i cultori del cinema horror.
Ma più che a Raimi, i fratelli Pang, loro la trilogia The eye, si sono ispirati a due titoli, Poltergeist di Tobe Hooper e la serie Hamityville, che hanno generato per oltre un decennio numerosi sequel, remake e imitazioni.
Il plot e’ imbastito su situazioni e clichè tipiche del genere,ma presenta una certa freschezza ed originalita’ visiva tipica dei prodotti orientali.
Certo non si puo’ gridare al capolavoro, però The messengers scorre solido sui binari della suspence senza sbavature di sorta.
Dylan Mcdermott, Penelope Ann Miller e John Corbett, i veterani del cast recitano senza particolari guizzi,mentre un plauso alla giovane Kristen stewart nei panni della tormentata Jess e ai gemelli Turner che vestono i panni del piccolo Ben.
Da segnalare un cameo di William B. Davis, il famigerato “uomo che fuma”, qui nei panni di uno strano ed ambiguo avvocato.
Ultimi ma non tali, i “messaggeri” del titolo e lo stormo di minacciosi corvi, leggendari traghettatori di anime,nervosamente in attesa di adempiere al compito loro assegnato.
Pietro Ferraro
Voto: 6.5/10       
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19 Giugno 2008
Melting Pulp è una sorta di metafumetto alla kill bill. Un horror scritto e disegnato seguendo le tecniche di regia, fotografia, luci e montaggio dei grandi registi di genere degli anni ‘70 e ‘80 partendo da Argento, Romero, Bava, Fulci, Leone e tanti altri…
Il suo autore, Alessandro Boni, essendo appassionato di cinema ha voluto omaggiare i registi che hanno turbato la sua generazione con i loro film artigianali ma ancora oggi innovativi e terrificanti.
Cosi li ha guardati e riguardati, studiati e applicando le loro tecniche ma anche le tematiche (in primis quelle argentiane) ha realizzato un comic splatter-horror in stile grindhouse, con tantissime citazioni raffinate alla tarantino: non scontate ma tra le righe…
Sul suo blog sezione anteprima (ma un po’ ovunque) troverete la trama, dei videotrailer, molte tavole, covers ecc…
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2 Giugno 2008
La trama:
Il virus-T ormai fuori controllo ha superato i confini di racoon-city invadendo l’intera nazione.
La maggior parte della popolazione é ormai infetta, anche l’ambiente si è radicalmente modificato, trasformando città e foreste in un immenso deserto popolato da zombie e bande di sciacalli.
Un manipolo di superstiti lo attraversa in cerca di una zona sicura, nel frattempo Alice continua il suo viaggio in solitario, alla ricerca di risposte e si scopre dotata di nuovi e potenti poteri.
L’Umbrella corporation tenta in un laboratorio sotterraneo di trovare l’antidoto al T-virus, ma gli scopi di tali esperimenti come sempre hanno un doppio fine.
Le origini:
Resident evil é una prolifica serie di videogames a tematica horror per consolle che si vanta, a ragione, di aver rivoluzionato un genere, il Survival-horror, ormai in declino.
Il suo sviluppo, la storia, e le situazioni estremamente cinematografiche, fanno di questo gioco un ottimo candidato ad una trasposizione sul grande schermo.
Nei primi due capitoli la figura di Alice si sviluppa e prende vita nelle affascinanti sembianze dell’ ex-modella Milla Jovovich (Ultraviolet, Il quinto elemento), che abbraccia il ruolo in un modo molto fisico, affrontando con disinvoltura scene di stunt impegnative e rischiose.
Nelle puntate precendenti…
Dopo aver visto, nell’ottimo e claustrofobico primo episodio la nascita del T-virus nei meandri dell’alveare della Umbrella corporation, nel secondo si segue il suo evolversi e propagarsi nelle strade di Racoon-city.
Un sequel altamente spettacolare, con qualche incongruenza dovuta forse all’eccessivo cumulo di personaggi e accadimenti che risultano troppo stilizzati e tematiche proprie del videogame non abbastanza approfondite. In questo episodio fanno la loro comparsa alcuni nuovi personaggi, ad Alice si affiancano Gill Valentine poliziotta sexy e volitiva e la creatura Nemesis, qui sorprendentemente ricreata con il solo ausilio del make-up, senza effetti visivi di sorta.
Resident evil… apocalypto!
Il progetto Alice torna nel terzo episodio tratto dalla saga di videogame horror piu’ famosa del mondo.
Stavolta Paul W.S. Anderson non dirige,ma produce e lascia a Russell Mulchay,regista del visionario Razorback e dell’ ottimo Highlander, ma anche di clamorosi passi falsi (vedi Resurrection e Talos: l’ombra del faraone), la regia.
Durante la visione il senso di “gia’ visto” si fa forte e a volte supera il senso di noia generale.
Mulcahy attinge a piene mani dai generi piu’ disparati, la carovana nel deserto post-apocalittico stile Mad-Max,il tentativo della avidissima Umbrella corporation di addomesticare gli zombie di romeriana memoria (vedy day of the dead), gli zombie “modificati” che corrono (vedi l’alba dei morti viventi e 28 giorni dopo).
A nulla valgono un paio di sequenze di forte impatto visivo, la Las Vegas sepolta nel deserto e l’attacco dei corvi infetti, ne’ tantomeno l’impegno profuso dall’eroina principale sempre molto in parte.
Il regista tenta un approccio “alla Carpenter” rileggendo in chiave western il soggetto,ma Mulcahy non e’ Carpenter e si vede.
Il balzo tra l’ultratecnologico secondo episodio e il piu povero terzo capitolo spiazza,le immagini dei laboratori hi-tech della Umbrella e la desolazione del deserto circostante stridono, lasciando un fastidioso senso di scollamento visivo.
Un peccato perche’ le premesse c’erano tutte,una serie collaudata, un regista in attesa di rivalsa, l’evoluzione di Alice con i suoi nuovi poteri.
Un passo falso che pregiudica un futuro sequel..? La parola agli incassi.
Pietro Ferraro
voto 6/10      
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