Drive Angry

C’è chi potrebbe pensare che Drive Angry, ultima pellicola del regista canadese Patrick Lussier (Dracula’s Legacy, 2000; White Noise: The Light, 2007) abbia poco a che fare con il cinema horror, sentito forse più vicino alla tradizione degli action movie. Ma dopo aver visto il film non si può che cambiare idea. Già il protagonista John Milton (interpretato da un biondiccio Nicolas Cage un po’ troppo stucchevole, ritornante dall’inferno per salvare la vita della nipotina che altrimenti sarà sacrificata alla prima luna piena dalla setta satanica guidata dal reverendo King, trasuda elementi horror in gran quantità. Non parliamo poi del personaggio migliore del film, il cosìdetto Contabile, simpatico inviato di Satana con lo scopo di riportare Milton nelle calde carceri dell’oltretomba, che incarna uno stereotipo appartenente chiaramente alla sfera di genere. Se fosse un film che vuol prendersi sul serio sarebbe terribile. Ma l’ironia, l’esagerato machismo e i toni spesso splatter che emergono dalla pellicola non possono che riportarci alla mente i recenti omaggi ai b-movies anni ’70 dei guru Tarantino e Rodriguez, che stanno riscuotendo tanto successo nel panorama cinematografico mondiale. Le scene volutamente assurde e il divertimento che ne deriva riescono a far sorvolare su molti difetti. Ma questo è il bello di Drive Angry: il realismo non è di casa.

Una fotografia efficace (Brian Pearson) e delle musiche (Michael Wandmacher) perfettamente adatte al contesto aiutano Lussier a confezionare una pellicola gradevole, che riesce a dare pur nella sua leggerezza anche una particolare visione del rapporto fra uomo e religione, che tende a far vedere la cattiveria umana come unico motore del male sulla terra. Questa è la seconda opera del regista canadese, dopo San Valentino di Sangue 3D (2009), a sfruttare la tecnologia 3D, e lo fa in modo decisamente funzionale, regalando a questo film un ulteriore tocco di originalità.

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