
Regia: Michael Anderson. Genere: Monster Movie. Interpreti Principali: Richard Harris, Charlotte Rampling, Bo Derek, Will Sampson, Scott Walker, Keenan Wynn. Durata: 85 min. Sinossi: Il superficiale pescatore irlandese Nolan (R.Harris), con il suo equipaggio, è alla caccia di un grosso pesce da destinare agli acquari del Nord-America. Dopo aver visto in azione un’orca decide di catturarne una viva, tuttavia finisce per errore col trucidarne un esemplare di sesso femminile e il suo cucciolo. Il massacro suscita le ire dell’orca di sesso maschile che da presto inizio alla sua vendetta mettendo sotto scacco la baia in cui è attraccata la barca del pescatore fino a costringerlo alla resa dei conti finale in mezzo ai ghiacci del Canada.
Recensione: Non sarà un horror puro, né un film che fa della tensione (comunque presente) il suo punto di forza, ma vi assicuro che al sottoscritto mette decisamente più tensione di film come “Lo Squalo” e da piccolo mi ha suscitato diversi incubi. Sarà per il fatto che qui non si è in pericolo solo stando in mezzo all’acqua, ma anche sporgendosi troppo dalla barca con il mammifero che compie degli attacchi stile blitz che fanno schizzare sulla poltrona lo spettatore, sarà per i suoi versi che somigliano più a delle urla sinistre che inquietano le orecchie di chi li sente. Non so che dirvi, ma sicuramente catalogare il film come pellicola di “avventura” mi sembra troppo riduttivo e quindi credo che la si possa tranquillamente inserire tra i film “de paura”. Ora passiamo al film. Grande gioiellino B-movie che nonostante “batta” per metà bandiera statunitense e per l’altra metà olandese è per molti versi da considerare una pellicola italiana. Sceneggiato da due dei collaboratori di Sergio Leone, cioè Luciano Vincenzoni (“Il Buono, Il Brutto e Il Cattivo”) e Sergio Donati (“C’era una volta il west”, ma anche opere di genere come “Almost Blue”, “Holacaust 2000”), “L’Orca - Assassina” è un moster movie atipico in cui la bestia, in questo caso come si evince dal titolo un’orca, uccide perché spinta da motivi che ne giustificano la condotta e non per pura crudeltà. La storia non vuol essere realistica, come avviene in tutti gli altri film del genere, ma possiede una forte connotazione fiabesca, con tanto di narratore, come dimostra la caratterizzazione psicologica dell’animale dotato di un’intelligenza diabolica che sarebbe del tutto ingiustificata in un contesto realistico (penso ad esempio alla scena in cui incendia mezzo paese, oppure a quella in cui segnala all’imbarcazione di seguirla verso i ghiacci dell’artico o ancora quella in cui affonda la casa su palafitte del pescatore). Si vuol dar vita ad uno scontro tra l’uomo e la bestia, uno scontro ad “armi pari” come dirà Nolan verso la fine della pellicola. Già da questi particolari si evince lo sforzo degli sceneggiatori di proporre qualcosa di diverso dal film punto di riferimento del genere, cioè “Lo Squalo”. Curiosa, a tal fine, la scena di apertura del film (forse fuori luogo vista l’ambientazione della storia) con un orca che uccide un grosso squalo bianco facendolo letteralmente schizzare fuori dall'acqua, come a testimoniare un passaggio di testimone dal film di Spielberg. Tuttavia, nonostante questo, vi sono delle citazioni alla pellicola sopracitata come la caccia finale in mare aperto, l’affondamento della barca e la scena in cui l’orca fa precipitare Nolan in mare (ricorda moltissimo quella in cui Quint, ne “Lo Squalo”, finisce nelle fauci del vorace pesce). Nel complesso, però, credo che il lavoro del duo Vincenzoni-Donati sia da considerarsi buono, anche se effettivamente qualche buco narrativo qua e in là si nota così come qualche incongruenza (vedi ad esempio la scena in cui Nolan si trova in piedi sul ghiaccio, mentre l’orca lo spinge in mare aperto: come fa l’orca a trovarsi alle sue spalle quando il ghiaccio si dirige verso di essa?). Splendido e poetico il tristissimo finale che non posso anticiparvi. Discreta la regia dell’inglese Michael Anderson che se fosse stato meglio assistito dal fotografo Ted Moore sarebbe quasi riuscito nell’impresa di far passare una piscina per un mare aperto. Infatti, in alcune scene, quelle con l’orca in primissimo piano e molte di quelle subacquee, si nota piuttosto bene, soprattutto per il gioco di luce, che sono state girate in piscina. Stesso discorso per le scene in cui l’orca schizza fuori dall’acqua in mare aperto (credo siano state montate sovrapponendo lo sfondo del mare con l’immagine di un orca che schizza fuori da una piscina). Tuttavia, si tratta di dettagli minimi sui quali si può soprassedere anche perché il risultato finale non è poi malvagio visto che non stiamo parlando di una pellicola high budget. Bellissime le scene dalla soggettiva dell’orca specie quelle iniziali con mdp lanciata obliquamente in aria come se fosse la testa di un’orca che ha appena compiuto uno schizzo verso il cielo e quelle finali sotto il ghiaccio con l’orca che segue i passi di Nolan. Si segnala che le scene girate sott’acqua sono state dirette dall’italiano Folco Quilici, regista anche della seconda unità. Di ottimo livello il cast artistico con la bravissima Charlotte Rampling (“Zardoz”, “Angel Heart”, “The Village”) con il suo caratteristico sguardo severo e al tempo stesso dolce e il bravo Richard Harris (“Cassandra Crossing”, “Il Senso di Smilla per la Neve”) che nelle scene in mezzo ai ghiacci riesce a cambiare atteggiamento risultando credibile e mettendo in evidenza la paura del suo personaggio. Completano il cast l’indimenticabile pellerossa Will Sampon (“Qualcuno volò sul Nido del Cuculo”, “Poltergeist 2”) e la giovanissima sex symbol Bo Derek. Adeguate le scenografie che si rivelano splendide e del tutto credibili soprattutto nell’ultima parte di film. Non manca il gore che tocca il suo apice nella scena in cui l’orca strappa via una gamba ad una vittima con il regista che inquadra nel dettaglio il tutto. Presenza poi di sangue a fiumi con il mare che si colora di rosso spesse volte. Gli effetti speciali sono curati da una squadra composta da Alex Weldon, Jim Hole, Rinaldo Campoli e Giuseppe Carrozza. Si conclude lodando lo splendido lavoro compiuto da Ennio Morricone che realizza, secondo il sottoscritto, una delle sue più belle colonne sonore di sempre contribuendo a creare quell’alone di poesia di cui questa pellicola è senz’altro fornita. Il tema principale (l’indimenticabile “My Love, We Are One”) è anche cantato dalla soprano Carol Connors. Si segnala la presenza del DVD distribuito dalla MTC che praticamente è privo di contenuti extra (ci sono solo le filmografie del regista, di Bo Derek, della Rampling e di Harris), ma che offre una traccia italiana 5.1 e una qualità visiva tutto sommato soddisfacente. Dopo “Lo Squalo”, il più bel beast movie di sempre troppo sottovalutato e non tributato come meriterebbe. Voto Recensore: 4/5    
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