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Suspect Zero PDF Stampa E-mail
Scritto da Giurista81   
sabato 28 ottobre 2006

Suspect Zero

 

Titolo Originale: Suspect Zero.
Produzione: Usa, 2004.
Regia: E. Elias Merhige
Genere: Thriller/Horror.
Interpreti Principali: Aaron Eckhart, Ben Kingsley, Carrie-Anne Moss, Harry J. Lennix, Kevin Chamberlin, Julian Reyes, Keith Campbell
Durata: 95 minuti.

 

Sinossi: 

Gli agenti dell’F.B.I Thomas MacKelway (A.Eckhart) e Fran Kulok (C.A.Moss) indagano su degli omicidi che in apparenza non paiono collegati tra loro. Presto però degli strani indizi (in particolare il disegno di uno zero sbarrato), porteranno MacKelway sulle tracce di un bizzarro individuo di nome Benjamin O'Ryan...

 

Recensione: 

Pellicola destinata ad un pubblico di nicchia per la sua struttura poco commerciale (cosa che ha portato molti a considerarla addirittura come un pessimo prodotto) e non facilmente etichettabile, visto che combina essenzialmente tre generi: l’horror (per le atmosfere e la colonna sonora), il thriller (per il modo in cui viene sviluppato il soggetto) e il drammatico (per il soggetto). Il soggetto (voto:  6.5) è più che sufficiente e prende le mosse da una metodologia e da un progetto realmente istituito negli States (mi riferisco all’impiego da parte del pentagono di particolari sensitivi per scopi miliari, ma anche di polizia) per poi portarlo alle estreme conseguenze (il sensitivo non riesce più a “staccare la spina” e essendo perseguitato dalle urla delle vittime preda dello pazzo di turno si trova costretto ad eliminare la fonte del suo male) sulla scia di film come “La Zona Morta” (David Cronenberg, 1983, n.d.c.).

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La sceneggiatura presenta dei buoni dialoghi e qualche buono spunto, vedi l’interessante e per niente infondata teoria del “sospetto zero” (di fatti la criminologia ha dimostrato, attraverso dei casi realmente verificatesi, come ad esempio la storia di H.L.Lucas che ha poi ispirato il film “Henry Pioggia di Sangue”, che possono esistere assassini seriali che agiscono cambiando modus operandi e che si spostano continuamente sul territorio per rendere più difficoltose le indagini). Tuttavia, non è esente da qualche imperfezione che seppur congeniale ad un film è del tutto banale in un contesto reale. Mi riferisco in particolar modo alla scena in cui viene mostrata la zona in cui il killer, che conduce un grosso camion nero (citazione non so quanto volontaria ai films “Duel” e “Radio Killer”), scarica i cadaveri dei bambini assassinati. Questa, infatti, presenta delle caratteristiche che la renderebbero facilmente visibile (è ubicata in pieno deserto, con buche ricoperte in un modo tale da esser facilmente individuabili e con cadaveri sotterrati ad una minima profondità tanto che alcuni arti fuoriescono dalla terra, cosa che attirerebbe un discreto numero di animali) e ciò costituisce un aspetto che contrasta con il profilo del “sospetto zero”. Un’altra scena che convince poco, dal punto di vista della credibilità è quella in cui Ben Kingsley si materializza nell’auto (in stile slasher movie) del commesso viaggiatore sebbene quest’ultimo sia uscito prima di lui dal bar dove entrambi si trovavano. Per il resto si assiste ad uno script piuttosto originale che non ricorre all’effetto a sorpresa o a quello truculento, ma privilegia una costruzione che potrebbe sembrare, almeno fino alla fine del film (dove si riesce a ricollegare il tutto), piuttosto caotica e confusionaria. Il finale è un omaggio esplicito a “Seven” (David Fincher, 1995, n.d.c.) seppure con le differenze attribuibili alla diversità dei personaggi coinvolti. 

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Particolarmente nervosa e ricca (forse anche troppo) di zoomate la regia di Merhige (“L’Ombra del Vampiro”) che utilizza la mdp quasi come se fosse una macchina fotografica dando al film un taglio molto personale ed un ritmo piuttosto dinamico (grazie anche al frenetico montaggio e alle molte riprese da soggettive diverse). Curiose le scene girate con un filtro rosso (presumo) applicato sull’obiettivo della mdp come a rappresentare un terzo occhio di una persona dotata di capacità chiaroveggenti.  Il lavoro di Merhige viene poi notevolmente agevolato dalla splendida e quanto mai tenebrosa fotografia che crea un atmosfera davvero malata e insalubre (persino le sequenze alla luce del sole sono tenebrose). Originale e alla lunga angosciante (nel vero senso della parola) la colonna sonora che non presenta un vero e proprio main theme, ma un complesso di suoni stridenti realizzati con ricorso a vari organi (compresi i flauti).
Ottime anche le interpretazioni con il premio oscar Ben Kingsley (già visto in pellicole di genere come “Specie Mortale”) che attinge a piene mani dalle performances di attori come Anthony Hopkins (“Il Silenzio degli Innocenti”) e soprattutto Kevin Spacey (“Seven”) evitando, però, di gigioneggiare. Bene Carrie-Ann Moss (divenuta famosa per la trilogia di “Matrix”, ma presente anche in opere come “Memento” e “Il Pianeta Rosso”) e soprattutto Eckhart (“Paycheck”, “The Core” e prossimo protagonista dall’atteso “The Black Dahlia” di Brian De Palma) che riesce a tenere brillantemente testa ad un ottimo attore come Kingsley.
In conclusione siamo al cospetto di una pellicola piuttosto atipica (e per questo suscettibile a lasciare delusa la maggior parte del pubblico assuefatto ai tradizionali prodotti commerciali), sebbene citi moltissimi film appartenenti al genere, che non punta né a sorprendere lo spettatore con colpi di scena a ripetizione né a scioccarlo con il ricorso massiccio al gore (presente in minima parte: un occhio estirpato e poi fotografato in primo piano, qualche foto piuttosto truce di bambini cadaveri, una testa decapitata tenuta come trofeo da un pedofilo), ma che riesce a creare un senso di angoscia che pochi altri film, compresi gli horror, riescono a generare. Sicuramente sarà rivalutato con il decorrere del tempo.
Non ho notizie sul DVD.

Voto Recensore: 3,5/5 votovotovotomezzo

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