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Sette Orchidee Macchiate di Rosso | Sette Orchidee Macchiate di Rosso |
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| Scritto da Giurista81 | ||||||
| martedì 07 novembre 2006 | ||||||
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Titolo Originale: Sette orchidee macchiate di rosso.
Sinossi: Un misterioso assassino uccide una serie di donne che sono legate tra loro per aver soggiornato lo stesso giorno nello stesso albergo. Accanto alla polizia, inizia le indagini anche il marito di una vittima scampata alla follia omicida del killer. L’indizio da cui partire è una mezza luna che il serial killer lascia accanto ad ogni vittima per firmare i suoi misfatti…
Recensione: Classico spaghetti thriller, sulla scia dei successi di Dario Argento, scritto da due specialisti del genere e cioè da Umberto Lenzi (autore che non ha certamente bisogno di presentazioni) e da Roberto Gianviti (sceneggiatore che ha firmato molte delle sceneggiature dei maggiori spaghetti thriller nostrani, si ricordano i “fulciani” “Una Lucertola con la Pelle di Donna”, “Non si Sevizia un Paperino” e “Sette Note in Nero”) che nonostante ciò ha nella sceneggiatura il suo tallone di Achille. Difatti lo script, oltre a risultare piuttosto prevedibile (nel senso che gli omicidi sono telefonati), cade spesso in superficialità intollerabili. Basti, infatti, citare la scena in cui il killer contatta telefonicamente il personaggio interpretato da Antonio Sabato mentre questo sta facendo un sopralluogo all’interno di un edificio mezzo franato (ma come faceva a sapere che il tipo era là dentro? e perché quest’ultimo non si pone neppure il problema?) in cui però è attivo un telefono!?. Vi sono poi altre grosse banalità disseminate lungo il corso della pellicola come il fatto che l’assassino si materializzi all’interno di luoghi in cui difficilmente sarebbe possibile agire con tranquillità (vedi l’omicidio nel manicomio con killer che spunta dal bagno!?) o il fatto che l’assassino si dia alla fuga con una capacità degna del miglior Diabolik (vedi l’omicidio in treno o il secondo tentativo di omicidio ai danni della moglie del protagonista). Puro trash il finale con gli autori che ricorrono ad una trovata che si rivela (non è che bisognava attendere la rappresentazione per accorgersene) tutt’altro che geniale. Al di là di questi evidenti difetti vi è però uno script che per il resto riesce a intricare bene le cose e senza creare troppa confusione. Il movente dell’assassino (che agisce per vendetta specifica come direbbero alcuni criminologi) è un po’ forzato soprattutto in rapporto al profilo dello stesso (un uomo con quella collocazione sociale che è un folle spietato? mah…), mentre il suo look è praticamente uguale a quello del killer de “L’Uccello dalle Piume di Cristallo”. ![]() ![]() ![]() Sono anche da citare il truce assassinio di una vittima perforata con un trapano con mdp che riprende nel dettaglio la punta dell’utensile mentre perfora il ventre della malcapitata. Ultra credibile e piuttosto sinistra anche la scena con i tre gatti avvelenati che si rotolano a terra in un modo tale da far sembrare vera la ripresa (scena che mi ha fatto venire in mente gli animali vivisezionati in “Una Lucertola con la Pelle di donna”) . Ottimo anche l’assassinio nel cannetto con donna presa a randellate. Nonostante questi enormi pregi nella regia vi è una piccola macchia e cioè l’incapacità di Lenzi di creare un atmosfera e delle situazioni tali da far salire su punti apprezzabili il livello di tensione. Ne deriva una pellicola che regala pochi sobbalzi sulla poltrona, ma che riesce comunque a controbilanciare questo difetto grazie all’elevata vena visionaria del regista. Voto Recensore: 2,5/5
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