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Il Presagio - The Omen (1976) PDF Stampa E-mail
Scritto da Giurista81   
lunedì 08 gennaio 2007

Il Presagio - The Omen

 

Titolo Originale: The Omen.
Produzione: Usa, 1976.
Regia: Richard Donner.
Genere: Horror.
Interpreti Principali: Gregory Peck, Lee Remick, David Warner, Billie Whitelaw, Harvey Stephens, Patrick Troughton.
Durata: 111 minuti.

 

Sinossi: 

Il diplomatico americano Robert Thorn (Gregory Peck) sostituisce, per non dare un dispiacere alla propria moglie (Lee Remick)e su proposta di un prete, il proprio bambino nato morto con un orfano appena nato che sarà chiamato Demian (Harvey Stephens). Con il trascorrere degli anni si renderà conto di aver a che fare con un bambino diverso da tutti gli altri, cioè con il figlio del demonio. 

Recensione:

Pellicola cult, realizzata con un budget di poco più di 2 milioni di dollari e con riprese in tre Stati (Inghilterra, Italia e Palestina), appartenente al filone emerso dopo i successi di “Rosemary’s Baby” e “L’Esorcista”, cioè al filone che potremo definire “esorcistico”. Nonostante questo “The Omen” vive di vita propria grazie ad uno script che affronta temi diversi, anche se tra loro connessi, rispetto a quelli raccontati nei due film sopra elencati. La sceneggiatura, di David Seltzer, è tratta da un romanzo dello stesso e presenta vari spunti interessanti. Innanzitutto si rivela particolarmente indovinata l’idea di celare il male dietro la faccia birichina di un bambino, come buona è la scelta di citare vari versi dell’Apocalisse relativi all’avvento dell’Anticristo e alcune interpretazioni teologiche degli  stessi versi (ad esempio l’interpretazione dell’inciso “mare eterno” come sinonimo del termine “politica”). Buona anche l’idea di fare preannunciare l’avvicinarsi della morte e delle sue modalità di esecuzione dall’obiettivo di una macchina fotografica e quella di far tappezzare al prete le mura della propria camera con pagine della Bibbia (cosa particolarmente affascinante). Splendido il beffardo finale con uno dei sorriso più diabolici della storia del cinema horror. Trovo, invece, eccessiva la scelta di marchiare Demian con il simbolo della trilogia satanica “666” (numero che simboleggia, se non ricordo male, il falso profeta, la bestia e il dragone), dico questo perché sarebbe stato molto più ambiguo, oltre che angosciante, non sapere distinguere un aderente alla “setta” da una persona “buona”. Macabra, oltre che non supportata da alcuna sacra scrittura, l’idea di far nascere il figlio del diavolo da un incrocio tra una donna e uno sciacallo.
Alla regia troviamo un, all’epoca, semi-sconosciuto Richard Donner (celebre per la serie poliziesca “Arma Letale”) che grazie all’opera in questione finì sotto le luci della ribalta riuscendo ad ottenere la regia, tra gli altri, di una pellicola iper commerciale come “Superman”. Donner, pur non essendo un maestro del terrore, riesce a regalare una regia davvero maiuscola dimostrando di esser capace di lavorare anche con budget contenuti. Il regista, infatti, crea un atmosfera sinistra come poche sin dall’impiccagione della prima bambinaia (molto espressiva anche l’attrice). Ne deriva l’insorgere nello spettatore di un bel tasso di tensione, grazie anche alla terrificante (in senso positivo) colonna sonora, specie in alcune sequenze come quella in cui i genitori conducono Damien in Chiesa o in quella in cui un Rottweiler sale la scalinata all’interno della casa di Thorn con lo splendido commento sonoro (che intona di seguito la parola “Anti-Christ”) di Goldsmith che si confonde con il fiato del cane. Ottimi anche i molteplici primi piani sugli occhi dei protagonisti che riescono a trasmettere un buon livello di angoscia. Le sequenze da ricordare sono molte, la più bella dal punto di vista registico è quella della decapitazione del fotografo con ricorso a varie mdp per offrire una panoramica del fatto a 360°. Geniale anche il modo in cui è stata girata la caduta della Remick (che in realtà ha fatto un volo di soli 15 cm). Dal punto di vista orrorifico le scena più squisitamente horror da citare sono quella ambientata (e anche ben fotografata) nel cimitero di Cerveteri con il gruppo di feroci Rottweiler (nella sceneggiatura c’erano i Pastori Tedeschi che però non furono utilizzabili per le riprese, perché in Inghilterra non erano disponibili) e quella in cui viene ucciso il prete. Presente anche un virtuosismo (sarà citato in molte opere successive), nella scena finale, con mdp che riprende in primo piano il proiettile sparato fuori dalla canna di una pistola.

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Passando alle interpretazioni non si può che applaudire gli attori specie quelli di secondo piano (compresi alcuni che si limitano a quasi ad una comparsa, vedi l’espressiva prova della prima baby sitter). Infatti, si hanno delle performances davvero notevoli. La migliore è la “satanica” bambinaia Billie Whitelaw (peccato che questa attrice non abbia avuto molto fortuna in seguito), la quale presenta uno sguardo dotato di un’espressività agghiacciante, ma notevole è anche la prova del piccolo Harvey Stephens (ingaggiato dopo aver preso a calci nei testicoli il regista). Completano l’ottimo livello delle interpretazioni il famoso Gregory Peck (attore di primissimo piano negli anni ’50, ’60 e poi lentamente decaduto), la brava Lee Remick e l’emergente David Warner (presente in altri film di genere come “L’Uomo Venuto dall’Impossibile”, “Il Seme della Follia”, “Scream 2”).  Parlando di interpretazioni è da citare un aneddoto relativo alla scena dei babbuini girata all’interno dello zoo. Dovete sapere che per quella scena gli attori (Stephens e la Remick) non hanno affatto recitato, ma erano davvero terrorizzati visto che i babbuini avevano davvero aggredito la loro auto per ribellarsi al fatto che all’interno della stessa era stato messo il babbuino più anziano del gruppo. Prima di concludere non si può non rimarcare la splendida prova di Jerry Goldsmith, per l’occasione premiato con l’oscar (unico vinto nonostante le molteplici nomination ottenute nella sua lunga carriera), che ha estratto dal cilindro una colonna sonora nel complesso strepitosa (con 3, 4 pezzi di cui uno anche romantico) e un main theme (un coro gregoriano che inneggia, come si capisce dal titolo “Ave Satani”, a Satana) tra i più angoscianti di sempre. The Omen ha avuto due sequel, di livello inferiore, “La Maledizione di Demian” (Don Taylor, 1978) e “Conflitto Finale” (Graham Baker, 1981) e proprio in questi giorni (il 6.6.2006, bella trovata pubblicitaria con i tre sei) è uscito al cinema il suo Re-Make. Oltre a ciò ha ispirato un’interminabile serie di film su l’anticristo a partire dall’italianissimo “Holocaust 2000” per finire con pellicole poco esaltanti come “Lost Souls – La Profezia” o ancor peggio come “The Calling”. Ottimo e particolarmente ricco di extra (interviste al cast tecnico e aneddoti legati alla produzione, comprese le dichiarazioni relative agli incidenti che si sono verificati durante le riprese tanto da fare etichettare il film come una “pellicola maledetta”, per una durata superiore ai 60 minuti) il DVD distribuito (ad un prezzo assai economico, lo dovreste trovare sui 7.90 euro) dalla 20th Century Fox, che pur presentando solo un audio 2.0 vale abbondantemente l’acquisto.  Da avere in videoteca.

Voto Recensore:  4/5 votovotovotovoto

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ROBERTO - RESIDENT EVIL IP:87.7.246.220 | 2007-04-14 14:48:36
E QUANDO MI FATE GIOCARE
ROBERTO IP:87.7.246.220 | 2007-04-14 14:49:09
ciao
J.X - re: Super Administrator | 2007-04-15 13:17:42
ROBERTO scrive:
E QUANDO MI FATE GIOCARE
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Ultimo aggiornamento ( lunedì 08 gennaio 2007 )
 
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