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Opera (Dario Argento) PDF Stampa E-mail
Scritto da Giurista81   
martedì 23 gennaio 2007

Opera

 

Titolo Originale: Opera.
Produzione: Ita, 1987.
Regia: Dario Argento.
Genere: Thriller.
Interpreti Principali: Cristina Marsillach, Urbano Barberini, Daria Nicolodi, Ian Charleston, William McNamara, Coralina Cataldi Tassoni.
Durata: 106 min.

 

Sinossi: 

Una giovane soprano di nome Betty (Cristina Marsillach) viene chiamata a sostituire la soprano “titolare” dopo che questa è stata vittima di uno strano incidente. La ragazza debutta così in un opera impegnativa come il Macbeth ottenendo un grande successo. Sembra l’inizio di un sogno che però presto si tramuterà in un incubo con un assassino che comincerà a perseguitarla costringendola ad assistere ai suoi atroci delitti. 

Recensione:

Questo film segna per molti l’inizio della parabola discendente di Dario Argento che toccherà il fondo (secondo me, ovviamente) con la pellicola “Il Fantasma dell’Opera”. Personalmente credo, invece, che “Opera” sia un film da tenere vivo nella propria mente per una serie di aspetti alcuni dei quali davvero geniali.
Realizzato lo stesso anno del “cugino” “Deliria” (regia di Michele Soavi, n.d.c.) e dopo appena 3 anni di distanza dall’ottimo “Phenomena”, Dario Argento ritorna al thrilling abbandonando le atmosfere paranormali (intraprese nei vari “Suspira”, “Inferno” e, appunto, “Phenomena”), ma lo fa in un modo molto diverso rispetto ai suoi primi lavori. In “Opera”, infatti, è presente un alto livello gore che sopperisce alla mancanza di una trama particolarmente intricata (qui non si hanno tutta quella serie di dettagli disseminati lungo il “percorso” che sembrano in prima battuta irrilevanti, ma che poi si rivelano decisivi per l’individuazione del maniaco di turno) tanto che sarebbe più giusto etichettare il film come uno slasher movie piuttosto che come un thriller.
Per l’occasione il “nostro” ebbe la fortuna di avere a disposizione un budget piuttosto alto (ben 9 miliardi delle vecchie lire) cosa che ha facilitato non poco il lavoro di Argento che regala in “Opera” una delle sue migliori regie con sequenze destinate a restare impresse indelebilmente nelle menti degli amanti dei film di genere italiani e non solo.
Tuttavia, non mancano alcuni difetti marchiani, ancora una volta (come succederà sempre più spesso con il trascorrere della filmografia argentiana) addebitabili alla sceneggiatura del duo Argento-Ferrini. I due autori partoriscono delle idee geniali (vedi la scelta di costringere Betty ad assistere agli omicidi con un marchingegno sadicissimo) e le fondano con delle altre che sembrano esser nate dalla mente di un bambino dell’asilo (vedi i 10 minuti finali di film). L’idea che la polizia non sia in grado di distinguere tra un cadavere carbonizzato ed un manichino è palesemente insostenibile e di conseguenza è da ritenersi “trashosa” (passatemi il termine). Presenti, poi, tutta un’altra serie di incongruenze alcune delle quali sorvolabili (ad ex: come fa Betty ad accendere il suo Stereo dopo che l’assassino ha reciso i cavi della luce del suo appartamento?) altre un po’ meno (ad ex: come è possibile che a fine film Betty dopo che è stato ucciso il suo compagno di lavoro nonché amante non trovi altro di meglio da fare che mettersi a giocherellare con gli insetti? Sempre nel finale, come è possibile che il killer si faccia abbindolare da Betty illudendosi che questa si sia innamorata di lui!?; come fa l’assassino a scappare dalla stanza infuocata sebbene questa non abbia né finestre né porte secondarie oltre a quella chiusa a chiave?).
Resta da chiedersi come sia stato possibile che non ci sia resi conto della presenza di questi difetti, quando, invece, ci si era impegnati a curare maniacalmente tutto il resto.

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Comunque al di là di questi grossi limiti che penalizzano indubbiamente il risultato finale, “Opera” è un film che presenta una lunga serie di sequenze davvero eccellenti che innalzano il valore della pellicola. In primo luogo la regia di Dario Argento è straordinaria e particolarmente virtuosa, basti citare, tra le tante, la scena dei corvi che volano all’interno del teatro in cerca dell’assassino (molto interessante anche l’idea di fondo chissà poi se sia possibile) oppure quella dell’omicidio della Nicolodi con colpo di pistola sparato dallo spioncino della porta di ingresso, per non dimenticare tutte le sequenze oniriche con la ripresa della scalinata a chiocciola che sembra rappresentare una lenta discesa nella follia umana.
Poi come non sottolineare la fortissima componente sadica del film. In “Opera”, infatti, Dario Argento raggiunge un livello davvero elevato (il più alto in tutta la sua filmografia) snocciolando omicidi brutali nei quali riprende meticolosamente ogni dettaglio (vedere ad esempio il primo omicidio con lama del coltello che penetra nel collo della vittima e rispunta dentro la bocca della stessa) e rappresenta ogni suono (disturbante l’operazione che l’assassino compie per recuperare il suo braccialetto finito nella gola della sarta), ma soprattutto attribuendo all’assassino un modus operandi davvero originale e geniale. Il killer, infatti, prima di commettere ogni suo omicidio, munito di guanti di pelle e di cappuccio da boia, immobilizza Betty legandola con una corda e le pone una fila di spilli sotto le pupille per costringerla a tenere gli occhi aperti ed assistere ai suoi truci omicidi (“Guarda bene. Non puoi chiudere gli occhi. Dovrai vedere tutto. Tutto” questo è quello che il folle dice alla ragazza). Compiuto l’omicidio l’assassino fa correre la sua mano sul corpo di Betty palpandola in posti “strategici”, quindi le taglia la corda e la libera.
Per quanto riguarda il “capitolo” interpretazioni, si segnala la discreta interpretazione della spagnola Cristina Marsillach (preferita in extremis a Giuliana De Sio dopo che Argento ebbe con quest’ultima uno spigoloso diverbio) e una prova decorosa, anche se inferiore alle sue potenzialità, della Nicolodi (che a riprese terminate si separerà da Argento), gli altri convincono poco a partire da Barberini (già visto in “Demoni” di Lamberto Bava) che sembra decisamente impacciato e da Ian Charleson che ricorda decisamente Christopher Lambert (e il che è tutto dire). Discreti gli effetti speciali (la scena più cruda è quella nella quale un corvo strappa via un occhio all’assassino e se lo mangia con gusto), buona la ricchissima colonna sonora che mescola composizioni di Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini e di Vincenzo Bellini con brani heavy metal e con pezzi realizzati da Cluadio Simonetti (ex leader dei Goblin).
Per quel che concerne il DVD del film occorre dire che essendo della Cecchi Gori Home Video i contenuti extra sono praticamente assenti (Trama completa, biografia e filmografia del regista e degli interpreti principali), il video e l’audio (Italiano dolby digital 2.0), però, sono buoni. Consiglio l’acquisto del DVD allegato al periodico “I maestri della Paura” della De Agostini che ha il vantaggio di essere economico (dovreste trovarlo anche adesso in edicola a 6.90 euro) e di avere all’interno un mini opuscoletto di 4 pagine con diverse curiosità legate al film e al cast artistico e tecnico.
Concludo definendo “Opera” un piccolo gioiello che sarebbe potuto essere un capolavoro solo se si fosse curato meglio la sceneggiatura negli ultimi 10 minuti (praticamente da dopo che il corpo ha estirpato l’occhio dell’assassino). Da avere in videoteca.

Voto Recensore: 3,5/5 votovotovotomezzo

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