Torniamo ancora una volta a parlare di pellicole che molto probabilmente sono sfuggite alla conoscenza di molti. Vuoi perché legate al cinema indipendente, vuoi perché scarsamente pubblicizzate nel momento dell’uscita. Il film di cui parliamo questa volta è Zombie Honeymoon, uscito nel 2004 per la regia di David Gebroe. Scritto e prodotto (assieme a Christina Reilly) dallo stesso regista per l’americana Hooligan Pictures, questo lungometraggio esplora in modo originale ed efficace lo “zombismo”. Quando Denise e Danny in viaggio di nozze si vedono salir dall’acqua del mare uno zombie che finirà per morire definitivamente inondando di sangue nero il povero sposo, sarà l’inizio della tragedia. Ma Danny non diventerà un non-morto assassino in quattro e quattr’otto come avviene solitamente nelle pellicole di genere, ma la trasformazione sarà lenta e dolorosa, non solo per il consapevolissimo protagonista, ma anche per la povera Denise costretta a vivere in modo angosciante la mutazione del neo-marito. Il tutto è vissuto come una malattia. Spesso l’atmosfera somiglia molto a quella di un film drammatico, dove una coppia è costretta, chi stando da una parte e chi dall’altra, a combattere una malattia destinata a portare il coniuge malato alla definitiva autodistruzione.
Il tutto avviene per gradi. Inizialmente un cambio di abitudini ed umore, in seguito la fame di carne umana difficile da gestire che potrà sfociare soltanto nel dramma. Sarà giusto che l’innamoratissima Denise lo assecondi? Quando Danny perderà il controllo nemmeno la moglie potrà più salvarlo. Una visione davvero interessante e una costruzione che riesce a tenere lo spettatore attento. Certo si vede a volte la scarsa qualità dei mezzi a disposizione, ma non è quasi mai questo a fare un buon film. Una produzione da recuperare per chi vuole vivere in modo diverso un tema che torna sempre ridondante in pellicole, talvolta, fotocopia.


